Con quel sorriso alla Dexter, ci osservavano dai loro giardini perfettamente curati. Indossavano gonne larghe anni ’50, rivestite di fiori bianchi. Le loro pettinature impeccabili incorniciavano quei visi pietrificati, accentuando quella felice espressione che pareva nascondere qualcosa. Dietro di loro s’innalzavano le villette azzurro pallido con finestre così pulite, che sembravano sparire, lasciando posto alle tendine bianche ricamate. Davanti, un giardino più bello dell’altro; l’erba sembrava un tappeto su cui nessuno avrebbe mai messo piede. Erano centinaia, una accanto all’altra, quelle donne immobili, con quei sorrisi splendenti ad aspettare il ritorno dei loro mariti. Ai confini dei giardini, iniziavano le immagini mobili, dividendo il loro mondo dal nostro. Sulla strada, sui pali della luce, sulle macchine, sui tetti, dappertutto s’intravedevano le immagini di donne e uomini nudi agitare deodoranti, mordere pantaloni e gridare gli slogan a tutto fiato come se ne dipendesse la loro vita. I vividi colori si alternavano, creando un vortice caleidoscopico, un’infinita discoteca d’immagini subliminali, tra cui era difficile scorgere le figure umane realmente presenti. Accanto a me quelle poche figure con espressioni tristi ed occhi pieni di esasperazione. Anche loro le trovano raccapriccianti. Ma cosa ne importa? Non so se non parliamo a causa dei fili che stringono le nostre labbra in un abbraccio eterno, oppure perché ormai non vi è più la forza o la voglia di combattere.
Più in là un uomo piccolo con gli occhiali seduto dietro una scrivania, scrive a computer: “… in conformità all’articolo 198.8723 del D. Lgs.Ct.3.4 n 572.423,23 p. 4,97 ordinanza di ripristino, trasgressore, proprietari di proprietà. Accertamenti eseguiti nelle condizioni di cui sopra, altresì la rimozione secondo l’articolo 1387549 del D. della E. e delle F. Lgs. Pqr. 98 n 23, 23.223q7, 34 p.103-102…” Il foglio veniva stampato e passato ad una signora che, dopo aver fatto un giro intorno alla scrivania, lo consegnò al prossimo, che, con il foglio in bocca, a sua volta, dopo aver camminato a gattoni intorno al prossimo, lo passò al destinatario, che iniziò a saltellare su una gamba…e così il foglio viene passato da persona a persona, fino ad arrivare accanto alla scrivania su una pila di fogli identici, che vengono dispersi dal vento.
Accanto al mio piede sinistro, un foglio di giornale con notizie suddivise in tre categorie: VIP A, VIP B, VIP C. Non vi erano altre notizie da riportare. Come al solito, i pezzi grigi del cielo nuvoloso iniziarono a precipitare, ricoprendo le immagini della strada ed i capelli gelatinati di quei fortunati, che avevano la possibilità di parlare, di essere ascoltati, ma continuavano a ripetere le loro parole. Alla mia destra invece, vi erano i soliti due che litigavano, gridavano e si maledicevano, coinvolgendo quelle povere persone che si trovavano tra loro e portandole a combattere prima da uno e poi dall’altro. La gente sembrava confusa, ma non esitò a prendere le armi fornite da uomini in giacca e cravatta intenti a scrivere sul telefonino.
Non so quanto tempo fosse passato dall’ultima volta che mi ero mossa. Tempo. Una parola, qui priva di senso. Non so se fosse rimasto fermo, rallentato o se ormai passasse così veloce che noi uomini non lo potevamo più percepire. Una cosa è sicura: non era cambiato niente. Ogni giorno gli stessi litigi, le stesse notizie, lo stesso silenzio. E proprio in quel momento cadde. Tutti, anche le donne dei giardini, si precipitarono ad interrogare, intervistare, osservare ed adorare quella piccola lattina che cambiò il mondo.
